Veniamo ora alla dimora storica della famiglia Bragadin.
L'intitolazione complessa "Villa Bragadin, Martini, Sartori" (che si ritrova nelle schede dell'Istituto Ville Venete) ripercorre proprio la storia dei passaggi di proprietà che l'immobile ha avuto nel corso dei secoli:
Fu la ricca famiglia patrizia veneziana che possedeva la villa (e molti fondi adiacenti) che la fece erigere, unitamente all'oratorio privato per la famiglia, mentre i Martini e Sartori furono i proprietari successivi. In particolare, la famiglia Sartori ne è diventata proprietaria in epoca contemporanea: l'immobile è infatti oggi noto anche semplicemente come Villa Sartori.
Situata nel Comune di Terrassa Padovana, in Via Rena n. 8, Villa Bragadin, Martini, Sartori è una costruzione la cui edificazione risale al XVIII secolo. Il complesso presenta una struttura architettonica tradizionale composta da un corpo centrale affiancato da ali laterali. L'organizzazione degli spazi interni rispetta la pianta tradizionale, caratterizzata da un salone centrale attorno al quale si distribuiscono le stanze laterali a pianta quadrata; rispetto a quelle simmetriche, le stanze sul lato destro sono state rimpicciolite per consentire la realizzazione della scala di collegamento al piano superiore.
Il corpo laterale sinistro, suddiviso internamente in quattro ambienti, confina con l'oratorio privato, costruito ad uso della famiglia. Tale oratorio presenta una struttura a pianta rettangolare a navata unica ed è caratterizzato da una facciata con timpano triangolare sostenuto da lesene con capitelli ionici, la quale si apre direttamente sulla strada che costeggia la proprietà. A fianco dell'oratorio si trova un cancello in ferro battuto, sostenuto da pilastri in pietra sormontati da vasi acroteriali decorati.
Annessa al complesso si conserva inoltre la costruzione ad "L", ricavata dagli originari magazzini porticati coevi alla realizzazione della dimora. Questo corpo annesso si sviluppa su un unico piano lungo il corpo in asse con la facciata, dove sono presenti quattro archi a tutto sesto rifiniti con cornici a conci in bugnato rustico; nel braccio perpendicolare, invece, lo spazio verticale è stato suddiviso su due livelli, con il piano inferiore caratterizzato da archi a sesto ribassato e quello soprastante da portefinestre provviste di davanzale in ferro.
Dal punto di vista dei prospetti del corpo principale, l'edificio si caratterizza per un ingresso principale architravato che immette direttamente nel salone d'onore. In perfetto asse con l'entrata, al primo piano si colloca una monofora archivoltata con mascherone in chiave di volta, affacciata su un balcone con colonnine in pietra. In altezza, il corpo centrale si sviluppa su tre piani (con l'ultimo livello ricavato nel sottotetto), mentre le ali laterali si articolano su due piani e presentano finestre rettangolari architravate disposte in asse tra loro.
Per quanto riguarda la destinazione d'uso e lo stato attuale del complesso, la villa risulta oggi abitata, mentre gli ambienti delle adiacenze sono stati trasformati e adibiti a ristorante. (fonte: Catalogo Regionale di ricerca delle Ville Venete)
L'ORATORIO DI SAN GAETANO
Inquadramento Storico e Vicende Costruttive
Storicamente, il territorio di Terrassa Padovana vedeva la presenza di due distinti oratori legati ai due rami della nobile famiglia veneziana dei Bragadin. Dalla visita pastorale del 1668 emerge la chiara distinzione tra la chiesetta privata di Marco Bragadin — ubicata lungo la strada per Bovolenta, priva di celebrazioni e trovata all'epoca in grave stato di trascuratezza (poi andata distrutta insieme alle modifiche della villa) — e l'oratorio pubblico eretto da Gaspare Bragadin in via Rena. Quest'ultimo, già attestato nel 1572 con un antico altare ligneo, fu ufficialmente eretto il 10 gennaio 1657 e successivamente riedificato in forme ben più eleganti ("in nobilem forman"), per poi essere solennemente benedetto il primo giugno 1776.
Descrizione dell'edificio
L'oratorio, frutto dell'opera di un abile quanto anonimo architetto, si presenta come una struttura dalle dimensioni contenute e dalla geometria rigorosamente razionale. Costruita sul fianco sinistro della villa con ingresso orientato ad ovest, la chiesetta mostra una raffinata facciata a forma di tempietto classico. Il prospetto è scandito da due eleganti lesene con capitelli di ordine ionico che sorreggono un fine architrave e un sobrio timpano triangolare dotato di stromvature interne, il tutto improntato ad un limpido gusto settecentesco di felice ispirazione classica.
Gli interni sono impreziositi da un importante ciclo pittorico eseguito tra il 1790 e il 1795 dal celebre decoratore Giuseppe Bernardino Bison. L'opera si stende lungo l'intera volta a botte dell'oratorio con intelaiature a motivi geometrici e vegetali di gusto rinascimentale, sapientemente integrate da incisivi effetti plastici a ombre riportate tipici dell'età neoclassica. Sul cornicione perimetrale si distribuiscono quattro gruppi monocromi di squisito ornato, tra cui le raffigurazioni allegoriche delle Virtù della Fede (identificabile dal calice e dalla croce) e della Giustizia (caratterizzata dalla spada e dalla bilancia), affiancate da motivi a volute modanate, elementi fitomorfi e testine di putti alati.
Nonostante l'uso disinvolto della tecnica e dei giochi luministici volti a simulare preziosi stucchi e mosaici, il ciclo versa oggi in un cattivo stato di conservazione: l'affresco centrale con la Madonna Regina dei cieli risulta ridipinto, avendo perso l'originale freschezza cromatica e la composizione originaria (che vedeva la Vergine in gloria). Lo sfondo del soffitto è punteggiato da una profusione di stelle a sei punte color oro su un fondo giallo imbrunito dal tempo, suggestivamente lavorato a simulare la tessitura di un mosaico. L'attribuzione certa a Bison è stata formulata sulla base di attente analisi comparative con gli affreschi dell'oratorio omonimo di Ceggia, anch'esso appartenente ai Bragadin "di Barbaria dalle Tole".
A completamento dell'aula sacra si trova l'altare in marmo, posizionato intorno alla metà del Settecento in sostituzione dell'originale arredo ligneo. La struttura, mossa da rigide forme geometriche che fanno da piedistallo, ospita un sobrio complesso scultoreo di gusto arcaico ad opera di un maestro anonimo: al centro, entro una nicchia parietale lavorata a finto mosaico, si staglia la statua della Madonna col Bambino, affiancata dalle figure di San Giuseppe e San Francesco di Paola. Le sculture in marmo bianco, arricchite da dettagli metallici (il giglio per San Giuseppe, le corone della Vergine e del Bambino, e l'asta con il sole raggiato recante la scritta "Caritas" per San Francesco), sono modellate con fitte e profonde pieghe negli abiti religiosi. Pur caratterizzate da una resa chiaroscurale rigida e da movenze teatrali ma statiche, le tre figure dialogano strettamente tra loro creando un'intensa composizione scenica unitaria. (Soncin Daria, I Bragadin: committenti in Terrassa Padovana. Storia del territorio e del suo patrimonio artistico. Tesi di laurea,Università degli Studi di Padova, A.A. 2000-2001).
Il Parco di Villa Bragadin Sartori tra Architettura, Natura e Memoria
Immerso nel paesaggio rurale di Terrassa Padovana, lungo lo storico asse di via Rena, il parco di Villa Bragadin Sartori costituisce uno degli esempi più emblematici di spazio verde dominicale nella Bassa Padovana. Edificato tra il XVI e il XVIII secolo per iniziativa della nobile famiglia veneziana dei Bragadin, il complesso nacque con una duplice vocazione: da un lato luogo di rappresentanza e riposo (otium), dall'altro presidio operativo per la gestione delle bonifiche e della conduzione fondiaria (negotium), come evidenziato dagli studi storiografici di Giuseppe Mazzotti (1987, Le Ville Venete, Treviso, Edizioni Canova, pp. 312–314). In questo contesto, il parco non si configura come un mero elemento decorativo, bensì come un vero e proprio "monumento vegetale" progettato per connettere organicamente la residenza padronale alle adiacenze rustiche e al territorio agricolo circostante.
Dal punto di vista spaziale, la struttura del verde si articola in una sequenza fluida e armoniosa. Di fronte al prospetto principale e sul fianco della villa si sviluppa il giardino d'onore, caratterizzato da essenze arboree di alto fusto, quinte di tassi e siepi di bosso sapientemente disposte per orientare i coni visuali ed esercitare una funzione di ombreggiamento e regolazione microclimatica per la dimora (Ceccato Bruno, 2001, Ville Venete: la Provincia di Padova, Venezia, Marsilio Editori, pp. 488–490.pp. 488–490). Proseguendo lungo i percorsi alberati, il parco racchiude al suo interno l'oratorio gentilizio, integrando la dimensione devozionale nel paesaggio naturale, prima di sfumare gradualmente nell'antico brolo e nella trama dei campi coltivati. La disposizione delle alberature secolari e della rete idraulica fu studiata sia per garantire la tenuta del terreno sia per costituire una barriera frangivento a tutela delle colture.