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Dei cimiteri

Dal libro di Antonio Gobbato "Un paio di braghe - 200 anni di cronaca, curiosità e storie della vita quotidiana a Terrassa Padovana", 2009

Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, 14:31

Se il culto dei morti, da una parte, era ben radicato nei sentimenti della popolazione, dall'altra tale sentimento non sempre si traduceva nella cura e nel decoro dei luoghi di sepoltura; appunto i cimiteri. Sorgevano quasi sempre attigui alle chiese parrocchiali, senza un progetto, senza servizi, senza regolamenti. 

Napoleone Bonaparte aveva da poco assunto la Corona del Regno d'Italia (1805), quando dopo pochi anni con il decreto 1° giugno 1811 ordina l'espulsione dei cimiteri dai centri abitati e fissa la distanza dalle abitazioni con un raggio minimo di 200 metri. 

A detto decreto i comuni fanno "orecchi da mercanti" e, caduto Napoleone, si continua con l'uso dei cimiteri come prima ed anche peggio. Nei cimiteri della "Comune di Terrassa" mancano i servizi essenziali, mancano le recinzioni ed i seppellitori (erano di solito i campanari) eseguono le tumulazioni "a casaccio", senza regole. Ad Arzer de Cavalli parte del terreno era in affitto e addirittura senza contratto. Così fino al 1820, finché si decide di mettere un po' d'ordine, ampliandone le superfici e costruendo le recinzioni con i cancelli d'entrata.

1827 - Su progetto dell'ingegner Turolla si decide di costruire un unico cimitero eliminando quelli esistenti. Due cimiteri nuovi sarebbero costati 5.725 aut. lire, mentre un unico manufatto ne sarebbe costato poco più della metà. Furibonda reazione della popolazione contraria all'idea! Ma l'Amministrazione va avanti e prospetta l'idea alla Imperiale Regia Delegazione provinciale che approva. Si trattava di costruirlo a metà strada con la frazione, ma la via Cappelline non c'era ancora, o meglio, era poco più che una mulattiera "caresà" e quindi si sarebbe dovuto ricostruirla e riadattarla ex novo. La popolazione continua ad essere contraria! Il progetto viene abbandonato e si arriva al 1842, anno in cui viene deciso l'ampliamento dei cimiteri esistenti con l'acquisto del terreno dal Barone Corradini e dai sigg. Papafava, per quello di Arzer de Cavalli. Nel 1846 si esegue l'ampliamento con un costo di 1200 aut. lire. I lavori durano da Aprile a Giugno, e con i cimiteri così ampliati, si prosegue con buona pace dei cittadini per oltre 20 anni. 

Nel 1875 l'Amministrazione ritorna alla carica e predispone un nuovo progetto per il cimitero unico. Nuova protesta dei cittadini e nuovo abbandono del progetto. Si tira avanti ancora per altri 13 anni, finché nel 1888, a seguito di un rapporto del Sindaco al Prefetto, nel quale in sostanza si dice "che tutto va bene", il prefetto si arrabbia; rimprovera l'Amministrazione comunale di averlo imbrogliato e consiglia di rispettare la legge costruendo uno o due cimiteri fuori dai centri, pena il Commissariamento e le sanzioni previste. I prestiti statali erano di tutto favore e l'interesse modesto non superava il 4%. In pratica il Prefetto dice al Comune che "... se non ne approfittate ora, siete proprio dei tonti". 

Quattro anni dopo il Prefetto, sulla base del Regio decreto 1892, impone al Sindaco di vietare qualsiasi costruzione nel raggio di 200 metri dal cimitero (il decreto era una specie di "condono" in quanto accettava la situazione esistente e chi aveva già costruito entro quel raggio poteva ritenersi perdonato). Il Sindaco l'anno dopo risponde al Prefetto che non era il caso di costruire nuovi cimiteri perché quelli esistenti erano in buono stato, sistemati da poco ed anche perché le finanze del Comune non si potevano permettere un impegno così oneroso. 

Si tira avanti ancora, per 12 anni, finché nel 1905 il Consiglio comunale incarica la Giunta di "far redigere un doppio progetto che prevedeva la costruzione di un cimitero unico ed un altro che preveda due cimiteri uguali, uno per ogni frazione". L'Amministrazione però non prende alcuna iniziativa, anche perché di lì a poco sarebbe stato rinnovato il Consiglio comunale e sarebbe toccato a quest'ultimo prendersi carico di tale incombenza. Era sindaco allora il Conte Antonio Cattaneo. 

Nello stesso anno (1905) il Consiglio comunale approva la costruzione di due cimiteri e s'impegna ad assumere un mutuo di 16.000 libre per far fronte alla spesa. I progetti affidati all'ing. Toffoletto di Monselice, identici per forma e ampiezza, prevedevano: una mura di cinta ed un obelisco; una cancellata ingresso; una cella; un ossario; uno scomparto per gli "acattolici" (nota - con il termine "acattolici" s'intendevano i non battezzati, quasi sempre neonati deceduti senza aver ricevuto il battesimo. Nel linguaggio comune il recinto a loro riservato fuori del perimetro veniva chiamato anche "cimitero degli Ebrei". Tali spazi vennero abbandonati e soppressi tra gli anni dal 1950 al 1960). 

Nell'estate del 1907 i lavori affidati alla ditta Zampieri Eugenio di Conselve vengono eseguiti in pochi mesi e collaudati nell'ottobre del 1908. Il Costo complessivo delle due opere risultò di lire 12.568,58. I due cimiteri erano stati predisposti per accogliere 135 fosse-adulti e 78 fosse-bambini. 

Curiosità: era d'uso a quei tempi che gli operai e le maestranze, al completamento di un lavoro importante, festeggiassero l'avvenimento con una lauta cena, la famosa eganzèga (in dialetto "vanzèga" o "ganzèga"). Presentarono al sindaco una domanda con 20 firme di lavoratori (più croci che firme) onde ottenere un contributo per detta "vanzèga". Il sindaco forse contento dell'opera realizzata rispose con una donazione di 100 lire. Niente male per quel tempo, quando uno stradino comunale non superava le 50 lire di stipendio mensile. 

Il mistero della chiesetta cimiteriale d'Arzercavalli

Finito e collaudato il cimitero nell'agosto 1908 un comitato parrocchiale formato da Scapolo Luigi, Picello Agostino, Martello don Antonio firma un contratto con l'impresa Zampieri Eugenio per la costruzione di una chiesetta-ossario sul lato sinistro del cimitero. La spesa totale prevista in lire 800 viene assunta "in solido" dal Comitato ed in pochi mesi la chiesetta/ossario è fatta. Il fabbricato è esattamente come noi oggi lo vediamo. Solo che con il tempo è stato cambiato l'uso dell'edificio, che da chiesetta è divenuto deposito attrezzi e camera mortuaria. La costruzione considerata come l'attuale cappella del cimitero altro non era che l'originaria cella mortuaria, che venne eretta col nuovo cimitero tra il 1907 ed il 1908. 

Chiesetta camera mortuaria Arzercavalli

La stessa identica operazione venne fatta a Terrassa sempre da un comitato parrocchiale: Peraro Francesco, De marchi Gioacchino, Drigo cav. Giulio (ex sindaco) e Sartori don Cristiano parroco, i quali si assunsero l'onere della spesa. Anche in questo caso con gli anni fu cambiato l'uso della chiesetta/ossario e, quella che era la cella mortuaria venne trasformata ed eretta come Cappella nel 1956 da Parroco don Marco Campana che ebbe in dono il terreno dal Conte Cattaneo. 

Chiesetta camera mortuaria Terrassa


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